Il cambiamento e le modalità di gestione.
Cambiamento è parola d’ordine sempre più in voga che rimanda direttamente all’importanza rivestita dalle modalità di gestione adottate dal management. Variazioni linguistiche apparentemente poco significative possono portare a varie forme molto differenti. Una prima forma è quella del
condurre, ovvero dell’accompagnare persone e organizzazione verso il nuovo stato a cui si protende; una seconda forma si riferisce al semplice
tradurre inteso nel senso di trasferire da un luogo a un altro, senza pathos e senza coinvolgimento, in modo asettico e meccanico, perché del resto si crede sia solo questo che richieda l’organizzazione e comunque sia, in questo modo, si assolve il proprio dovere; una terza forma potrebbe trovare manifestazione nell’
indurre, ovvero nel costringere al mutamento, forzando i tempi e le persone, senza prestare sufficiente attenzione alla preparazione del cambiamento e a rispettare i tempi fisiologici richiesti da questo delicato processo.
I rapporti capo-collaboratore.
Ogni rapporto tra capo e collaboratore si gioca all’interno della dialettica dipendenza-indipendenza. Il capo, per i collaboratori, è un punto di riferimento che fornisce sicurezza e indirizza verso i risultati che l’azienda richiede e pertanto può diventare figura unica e portante su cui poter contare. Ma obiettivo di un capo non è quello di
legare a sé le risorse, bensì di rendere le persone maggiormente responsabili e autonome, iniziando a
delegare, ovvero a trasferire temporaneamente ad altri un compito, una funzione; in altre parole ad autorizzare l’azione in propria vece. In alcune occasioni il rischio è quello di approfittare dell’occasione per
relegare alcuni compiti, ovvero riporre “nelle scrivanie” dei collaboratori ciò che risulta sgradito svolgere in prima persona. In altre occasioni, però, il rischio può essere quello di
scollegare compiti correlati che, perdendo la loro unitarietà, non consentono più di cogliere importanti correlazioni tra le attività da svolgere.
Le differenti relazioni di gruppo.
Una delle pressanti richieste organizzative riguarda l’attenzione a lavorare in team, a creare un saldo spirito di squadra. In questa direzione particolare importanza rivestono le modalità con le quali vengono costruiti i rapporti interpersonali. Infatti se una proficua possibilità di gioco di squadra è data dall’
integrazione, termine che indica l’aggiunta di qualcosa che colma un'incompletezza o un'imperfezione (una vera squadra è infatti costituita da un gruppo di persone che si completano vicendevolmente in modo armonico), basta sottovalutare l’importanza della lettera “g” per ridurre il rapporto all’
interazione, ovvero ad un’azione reciproca tra due o più elementi che condizionano vicendevolmente il proprio stato. Qualora poi la cultura aziendale e i capi non pongano la giusta enfasi sul concetto di squadra si può rischiare di promuovere niente più di una sterile
aggregazione: un’unione di elementi ad un gruppo, che risulta assai poco produttiva (il termine infatti è etimologicamente composto da ad– " verso" e grex, gregis "gregge).

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